Terre e Rocce da scavo: ancora modifiche…. e chi ne fa le spese è sempre l’impresa..

Pesaro, 30/04/2018 – Terre e Rocce da scavo: ANCORA MODIFICHE! ….e chi ne fa le spese è sempre l’impresa…..

Sono stato presidente del consorzio recuperatori materiali inerti per ben 12 anni e ho ricoperto il ruolo di relatore in diversi incontri sul tema “terre e rocce da scavo”.

Il 20 aprile 2018 presso la sede di Assindustria Marche Nord, sono stato invitato a partecipare all’ennesimo capitolo di questa di questa infinita telenovela/farsa per fare chiarezza sulle ultime disposizioni apportate dal DPR 120/17.

Anche questa volta vorrei esprimere il mio pensiero sperando possa portare una voce fuori dal coro e a vantaggio di chi con le terre e rocce da scavo ci deve davvero lavorare e gestire.

Per meglio capire la situazione, credo sia doveroso perdere qualche riga per ricostruire i fatti.

Tutto nasce nel 2002 con il “famigerato” Decreto Lunardi.

Mentre l’Europa, stilando il  codice CER ( codice europeo rifiuti) e seguendo la logica che tutto ciò di cui il produttore o detentore vuole o deve disfarsi E’ RIFIUTO … in Italia il sig. Lunardi, decide di mettere in campo un decreto che faccia uscire le terre e rocce da scavo dal ciclo dei rifiuti a patto che non siano inquinate. Da qui le voci di interessi economici del sig. Lunardi nei lavori della realizzazione della tratta dell’alta velocità, sono stati forti veicolatori di tale decreto.

Ovviamente l’Europa avvia immediatamente un procedimento di infrazione nei nostri confronti che ancora stiamo scontando.

Bene … da qui comincia l’odissea del decreto terre e rocce da scavo che è stato oggetto di integrazioni, chiarimenti, modifiche, regolamenti, riscritture … generando decine di versioni per non contare i regolamenti regionali nati in attesa dei decreti attuativi.

Ora, il nuovo DPR 120/17, complica ancora di più le operazioni di gestione delle terre e guarda caso in maniera fortemente penalizzante per l’impresa.

I punti più salienti:

  • Qualunque sia la quantità di terra che si deve scavare, va caratterizzata, anche 1 solo metro cubo, fatto il piano di utilizzo, e se si sbaglia un documento, una data, o una firma … automaticamente esce dalla definizione terre e rocce da scavo ma diventa immediatamente rifiuto … e non avendolo gestito come rifiuto, si entra nel penale per inquinamento ambientale;
  • Il decreto non chiarisce a chi spetta la caratterizzazione del terreno da scavare … mi spiego meglio. Noi siamo abituati a dover fare preventivi rispondendo a voci tipo …” scavo di sbancamento in qualsiasi terreno di natura e consistenza … sono da computarsi a parte gli oneri per il trasporto a destino e gli oneri di conferimento…”  poi sotto la voce economica del trasporto e degli oneri di conferimento. Ma come faccio a sapere di che discarica avrò bisogno? E se il terreno è inquinato da idrocarburi, io ho dichiarato che per gli oneri di conferimento voglio una certa cifra … e poi scopro che la richiesta economica per lo smaltimento è cento volte superiore … chi ne paga le conseguenze???

Mi permetto da questo blog di dare alcuni suggerimenti a tutte le micro imprese che come sapete benissimo sono la spina dorsale del nostro Paese e capaci del 25% del PIL nazionale.

  • NELLA REDAZIONE DELLE OFFERTE AGGIUNGETE SEMPRE( ALLA VOCE SCAVI, TRASPORTI, CONFERIMENTI )  “SE TERRENI RISULTANTI NON INQUINATI IN BASE ALLA TABELLA A/B DEL DPR 120/77”. Poi con il committente vi accorderete su chi deve pagare le analisi, ( parliamo di poche centinaia di euro) ma sarete molto più tutelati e rispettosi della normativa.
  • IN CASO DI SCAVI DI LINEE INTERRATE ( FOGNATURE, ACQUEDOTTI, SCAVI SU STRADA IN GENERE) REDIGETE SEMPRE IL FORMULARIO E TRATTATE TUTTO COME RIFIUTO DA COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE. Per tutto quanto detto sopra, è impensabile operare delle indagini preventive in strada per procedere ad una caratterizzazione del terreno sotto stradale sperando che sia terra senza presenza di agenti estranei inquinanti… Quindi operate sempre con formulario e portate ad impianto di recupero. Sarete rispettosi della legge non solo durante le lavorazioni, ma anche in fase di trasporto e di rendicontazione.

Un’ultima  considerazione … Seguire gli interessi dei soliti “furbetti” di turno, non ci ha portato soltanto le sanzioni comunitarie, ma ci ha rubato anche opportunità di lavoro. Se le terre e rocce da scavo fossero state considerate, come in Europa, RIFIUTO ( vi ricordo che il codice CER identificativo è il 17.5.04) avremo visto sorgere sul nostro territorio, impianti di trattamento delle terre tramite normali pratiche industriali. In soldoni, opportunità di espansione per gli impianti di recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione, certezza del conferimento e della gestione per le imprese e tanto altro ancora.

Oggi come oggi, il movimento terra è diventato un settore estremamente specializzato e come abbiamo visto richiede competenze e professionalità anche al di fuori di escavatori e camion. Su EDILMAG la voce escavatori è ricca di opportunità che fanno capo a imprese capaci ed attrezzate che stanno sentendo sempre di più il peso delle normative e la crisi dilagante.

Utilizziamo la condivisione affidandoci ai nostri colleghi che già ci sono passati e sanno gestire in sicurezza e nel rispetto delle norme tutto il ciclo delle terre e rocce da scavo.

Arch. Rodolfo Brandi – CEO Edilmag